Veneranda Biblioteca Ambrosiana

 
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DETTAGLIO MUSEO

La Pinacoteca Ambrosiana viene istituita nel 1618 dal cardinale Federico Borromeo attraverso la donazione della propria collezione d’arte alla Biblioteca, da lui stesso fondata nel 1607, e prende il nome dal patrono di Milano, Sant’Ambrogio. Il museo si configura come il primo museo d’arte aperto al mondo. La storia della Pinacoteca va di pari passo con quella della Biblioteca, una delle prime biblioteche aperte al pubblico; il patrimonio libraio comprende volumi pregiati, fra cui l’opera di Virgilio annotata da Francesco Petrarca e miniata da Simone Martini e il Codice Atlantico di Leonardo, donato nel 1637 da Galeazzo Arconati. Infatti, il progetto del cardinale è quello di porre l’arte, con la sua simbologia e con la sua potenza evocativa, al servizio dei valori cristiani ribaditi dal Concilio di Trento (1545-1563) e che venivano allora minacciati dalla diffusione della riforma protestante. Nel 1620 viene aggiunta anche un’Accademia (trasferita nel 1776 a Brera), che doveva essere una scuola di pittura, scultura ed architettura, e che permette agli studenti di conoscere i grandi modelli del passato.

Il palazzo viene realizzato dall’architetto Fabio Mangone (1587-1629), sorge nel centro della città, si estende per 1500 metri quadrati divisi in ventidue sale. È lo stesso cardinale, nella sua opera in latino Museum (1625), a illustrare le opere e gli intenti della collezione, che ancora oggi rappresenta il nucleo principale della Pinacoteca. Tramite commissioni ed acquisti, nella raccolta di Federico Borromeo confluiscono quadri di scuola lombarda e toscana, copie da Raffaello, Correggio e da Bernardino Luini e calchi dalla bottega di Leone Leoni, per un totale di 3000 opere, di cui solo 300 esposte. Si conservano capolavori quali il Ritratto di Musico di Leonardo (1480), la Madonna del padiglione di Botticelli (1495), il cartone per la Scuola di Atene di Raffaello (ante 1510), la Sacra famiglia con Sant’Anna e San Giovannino di Bernardino Luini (1530) e il Riposo durante la fuga in Egitto di Jacopo Bassano (1547).

Una parte importante della collezione è dedicata al paesaggio e alla natura morte proprio per l’importanza che il cardinale attribuisce alla natura come strumento per sollevare la mente umana verso il divino. Federico colleziona così la Canestra di frutta del Caravaggio e le miniature di Jan Brueghel e di Paul Brill.

Le donazioni successive la morte del cardinale arricchiscono la collezione con opere del Quattrocento e del Cinquecento, con gli affreschi strappati di Bramantino, con gli autoritratti marmorei di Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen. Unito alla Pinacoteca è anche il Museo Settala, uno fra i primi d’Italia, fondato dal canonico Manfredo Settala (1600-1680), ed entrato all’Ambrosiana nel 1751; è una sorta di museo di storia delle scienze con varie curiosità di ogni tempo.

La crescita della collezione ha comportato anche necessarie modifiche strutturali ed architettoniche, tra cui l’ampliamento, tra il 1928 e il 1931, degli spazi espositivi decorati con motivi tratti dalle miniature trecentesche dei codici ambrosiani e negli anni 1932-1938, sotto la guida di Ambrogio Annoni, si attesta una nuova campagna di restauri. Il celebre riassestamento del 1963 è curato dall’architetto Luigi Caccia Dominioni e l’excursus museografico si conclude con l’attuale riordino, compiuto negli anni 1990-1997.