Museo e Real Bosco di Capodimonte

 
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DETTAGLIO MUSEO

La raccolta del Museo di Capodimonte risale al collezionismo raffinato ed elegante della famiglia Farnese. Il primo nucleo, infatti, si forma nel 1534 grazie all’iniziativa di Alessandro Farnese (1520-1589), poi papa col nome di Paolo III, interessato sia alle antichità (oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) che alle principali personalità artistiche del periodo. Nel 1734 Carlo di Borbone sale al trono ed eredita la collezione della madre Elisabetta Farnese che era stata trasferita da Roma a Parma nel corso del XVII secolo; in questa occasione si sente l’esigenza, non più procrastinabile, di avere una sede idonea per la collezione. Nel 1738 iniziano i lavori per la costruzione in collina della reggia di Capodimonte, che fin dalla sua fondazione, ha svolto il duplice ruolo di residenza abitativa e di museo espositivo, inizialmente visitato unicamente da personaggi illustri come Johann Winckelmann, Antonio Canova e il marchese De Sade. Il museo viene inaugurato nel 1957, grazie alle insistenze di Ferdinando Bologna Raffaello Causa, aprendo al pubblico una vastissima collezione che comprende 2900 dipinti, 150 sculture, 17700 oggetti di arte decorativa e 26000 disegni, estesi per 12000 metri quadrati e divisi in 114 sale.

Nel corso del Settecento, la collezione si arricchisce con opere commissionate dai sovrani borbonici ma il saccheggio da parte delle truppe francesi nel 1799 segna l’inizio di una fase di declino, soprattutto per la sua funzione museale. Nell’Ottocento, sembra infatti prevalere la funzione abitativa su quella museale; infatti, il generale francese Gioacchino Murat e la consorte scelgono la reggia come residenza di corte, arricchendone la collezione degli arredi e le decorazioni interne. Solamente con l’arrivo dei Savoia, e grazie all’opera di Annibale Sacco, si apre una nuova stagione: da un lato vengono raccolti gli oggetti d’arte sparsi tra le varie residenze borboniche e dall’altro si attribuisce nuova attenzione alla produzione figurativa contemporanea.

Sono dunque due i nuclei principali della collezione. Quello Farnese comprende i ritratti del cardinale Alessandro Farnese, di Giorgio Vasari e Andrea del Sarto realizzati da Raffaello, il Bernardo de’ Rossi di Lorenzo Lotto, i Paolo III e Paolo III con nipoti Alessandro e Ottavio Farnese e la Danae di Tiziano, il Ritratto della giovane donna della Antea di Parmigianino, la donazione fatta nel 1600 da Fulvio Orsini i cartoni di Raffaello e Michelangelo e i cicli pittorici dei Carracci. Il secondo nucleo è costituito dalla raccolta di opere della storia dell’arte napoletana, dal 1200 al 1700 circa. Dalle tavole di Simone Martini, al San Girolamo di Colantonio, testimonianza della viva e ricca stagione aragonese, alle influenze di forestieri come Pinturicchio con la pala dell’Assunzione della Vergine, fino al Seicento, considerato il secolo principale per la pittura napoletana, dominata dall’influenza dello stile di Caravaggio e dei caravaggeschi. Del Merisi si conserva La flagellazione del 1606-1607, accanto al Sileno ebbro di Ribera, alla Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi, ad Atalanta e Ippomene di Guido Reni e al San Sebastiano di Mattia Preti.

L’attuale allestimento è il risultato di una campagna di restauri (anni Ottanta-1999) e determina la suddivisione della collezione su tre piani: al piano terra le sale didattiche, al piano ammezzato il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, al primo piano la Galleria Farnese, la collezione Borgia e l’Appartamento Reale, al secondo piano la Galleria Napoletana e la collezione d’Avalos e al terzo piano Galleria dell’Ottocento e la Galleria fotografica.