Selene ed Endimione

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Marco Pino

Selene ed Endimione

Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Siena
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La tavoletta sembrerebbe raffigurare il mito di Selene ed Endimione narrato da Apollonio Rodio e da altri scrittori dell’antichità con diverse varianti.

Endimione, figlio di Zeus, era un mitico pastore legato, a seconda delle tradizioni, alla fondazione dell’Elide o della regione della Caria. Egli era bellissimo ma mortale e Selene, divinità legata alla Luna, se ne innamorò perdutamente: chiese quindi a Zeus di farlo addormentare in eterno per renderlo immortale e senza età. Così, ogni notte, Selene scendeva dal suo carro della luna per ammirarlo mentre dormiva.

Il nostro dipinto raffigurerebbe proprio questo momento: in una atmosfera ancora notturna, poco prima che il sole sorga, Endimione giace a terra addormentato in primo piano mentre Selene, che arde d’amore, si china per guardarlo e lo tocca. In cielo, al centro, si vede il carro guidato dalla dea, che è plausibile identificare anche con il carro del Sole guidato da Apollo, che annuncia l’alba imminente; a terra si vedono dei buoi e dei contadini, alcuni in piedi, altri seduti. In secondo piano, sulla destra, si notano un accampamento di soldati con le loro tende, cavalli e fornimenti e un gruppo di persone che bivaccano.

Nel Cinquecento il mito di Endimione era già noto alla cultura artistica senese negli esempi della Libreria Piccolomini, nell’opera di Giorgio di Giovanni in collezione Chigi Saracini e nella loggia della villa di Belcaro.

Qui il tema assume una forte componente bucolica, nell’ampio spazio che il pittore dà al paesaggio e nella scena sullo sfondo, che rappresenta un momento di lavoro nei campi.

La rappresentazione degli amori degli dei e di episodi più generalmente legati al mito e alla cultura antica era molto in voga nel Cinquecento, anche a Siena dove queste raffigurazioni assunsero un tono fiabesco, piuttosto che eroico, come invece avvenne a Roma.

Questa tavoletta, già attribuita a Domenico Beccafumi, maestro di Marco Pino, deve collocarsi tra le opere giovanili del nostro pittore, intorno alla prima metà degli anni Quaranta, certamente prima del suo viaggio a Roma tra il 1544 e il 1551. In particolare l’opera sembra far parte di una produzione affidata, tra gli anni Trenta e Quaranta, alla bottega di Beccafumi ma legata ai prototipi del maestro; questa bottega produsse sia soggetti sacri e devozionali che temi mitologici e profani. Questi ultimi erano molto richiesti nella prima metà del Cinquecento anche a Siena, dove la decorazione all’antica di ricche abitazioni private ebbe uno sviluppo importante grazie ad artisti come Pinturicchio, Sodoma e Baldassarre Peruzzi.

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Dettagli Autore

Marco Pino nacque a Siena nel 1521. A sedici anni era già nella bottega di Domenico Beccafumi dove ebbe la sua formazione artistica e col quale collaborò, intervenendo addirittura in importanti opere del maestro; tra queste la Discesa al limbo del 1536 circa (Siena, Pinacoteca Nazionale), gli affreschi dell’abside del Duomo (1536-1538) e la Madonna con Bambino e Santi (1536-1538) nell’Oratorio di San Bernardino.

Ciò fu determinante per gli sviluppi artistici di Pino, che non abbandonò mai del tutto le influenze del maestro, geniale interprete del primo Manierismo.

Tra il 1542 e il 1544 lasciò Siena diretto a Roma, dove per la controfacciata della chiesa di Santo Spirito in Sassia dipinse la Visitazione. Qui è già evidente lo studio di Michelangelo nelle figure monumentali e di Raffaello e della sua bottega, in particolare di Perin del Vaga. Proprio sotto la guida di Perino nel 1546 affrescò la Sala Paolina di Castel Sant’Angelo con le Storie di Alessandro Magno, mentre pochi anni dopo, tra il 1548 e il 1551, lavorò con Daniele da Volterra agli affreschi della cappella Della Rovere a Trinità dei Monti. A Roma si iscrisse all’Accademia di San Luca e lavorò ad altre importanti imprese decorative a Palazzo Farnese (fregio con Storie Bacchiche) e a Palazzo Massimo alle Colonne (Storie di Fabio Massimo).

Nel 1552 era a Napoli e nel 1557 iniziò a lavorare per l’abbazia di Montecassino: dipinse, infatti, una pala con la Madonna col Bambino e i santi Giovanni e Andrea per il monastero di Santa Maria di Monte Albino (Nocera Inferiore, chiesa di San Bartolomeo) dove sono evidenti le influenze dell’esperienza romana, in particolare di Michelangelo, Perin del Vaga e Daniele da Volterra. Nello stesso anno affrescò anche diversi ambienti dell’abbazia di Montecassino, distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tornò poi a Napoli, dove eseguì pale di influenza sempre più manierista nelle figure forti ed eleganti, colte in gesti complessi, con serpentine e torsioni elaborate, contrapposizioni di gusto romano e toscano, arricchite dagli esempi di Polidoro da Caravaggio, che vide nella città partenopea.

Nel 1568 Pino tornò a Roma. Qui, tra il 1569 e il 1570, affrescò la Resurrezione di Cristo per l’Oratorio del Gonfalone, dove ci sono riferimento alla pittura di Francesco Salviati ma anche alle opere di Taddeo Zuccari. In questo periodo l’artista lavorò moltissimo, aiutato dalla bottega soprattutto nell’esecuzione delle grandi pale d’altare. Continuò la sua serrata attività tra Roma e Napoli per il decennio successivo.

Morì a Napoli tra il gennaio e l’aprile del 1583.

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Marco Pino
Dettagli Museo

La Fondazione Monte dei Paschi di Siena è stata costituita il 28 agosto 1995 con il conferimento dell’attività Bancaria e si configura come la banca più antica al mondo ancora operante. Ha sede nel Palazzo Sansedoni, che si affaccia su Piazza del Campo, e si impegna a svolgere attività filantropiche nei settori culturali, artistici ed ambientali.

La fondazione conserva e valorizza due collezioni: quella di Opere d’Arte e quella Malandrini di Fotografia Senese; entrambi i fondi sono completamente digitalizzati e consultabili on-line. La prima raccolta comprende oggi 57 pezzi che cercano di raccontare il panorama artistico senese che è stato disperso nel corso dei secoli. È stata istituita un’apposita commissione di studiosi e storici dell’arte volta ad individuare opere della scuola senese tra il XIII e il XVIII secolo. Tra queste, si ricordano di Segna di Bonaventura la Madonna col Bambino in trono, San Bartolomeo, Sant’Ansano e una donatrice, la Santa Lucia del Maestro dell’Osservanza, la Madonna col bambino e il San Giovannino del Brescianino, la Santa Cecilia di Ventura Salimbeni, il Compianto sul Cristo morto di Francesco Vanni, di Rutilio Manetti il San Girolamo penitente e la Sacra famiglia con Maddalena di Bernardino Mei.

La raccolta Malandrini è intitolata al suo fondatore, Ferruccio Malandrini, a sua volta fotografo, e viene istituita nel 1975. Raccoglie fotografie storiche e documentarie relative al suo territorio, risalenti al periodo tra il 1853 e il 1950. La collezione è raccolta in 135 unità. Le unità rappresentano la suddivisione del collezionista avvenuta per nuclei tematici, per provenienza, per caratteristiche tecniche e storiche, e contano in totale 11.389 esemplari.

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