Maria Maddalena che legge

Scopri come Cinello porta la grande arte a casa tua tutelando il patrimonio artistico italiano con l’aiuto della tecnologia digitale.

Scopri di più
About

Rutilio Manetti

Maria Maddalena che legge

Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Siena
Dettagli Opera

Il dipinto raffigura Maria Maddalena in una caverna, con i lunghi capelli castani e un ampio manto rosso brillante che le copre la parte inferiore del corpo. La santa è seduta e vista frontalmente; poggia il gomito destro su una brulla roccia, mentre con la mano regge la testa leggermente reclinata; con la mano sinistra, invece, tiene un libro aperto, che sta leggendo, poggiato sulle gambe.

In primo piano, all’estrema sinistra, un teschio è appoggiato su un piano, probabilmente una roccia: è il memento mori, simbolo e avvertimento della caducità dell’esistenza e di un inevitabile destino di morte per tutti.

Maddalena è immersa nella lettura e nella meditazione sul sacro testo, gli occhi dalle spesse palpebre guardano il libro e sono concentrati, come tutto il viso che, illuminato da una calda luce di sapore caravaggesco, appare sereno. L’impostazione generale del dipinto, con la santa che emerge da un fondo scuro ed è illuminata da una luce che viene dall’alto, ricorda molto gli esempi di Caravaggio e della sua cerchia, come anche il realismo ed il naturalismo che pervadono l’opera.

La stessa santa Maddalena, qui colta nella meditazione, è una donna reale, dalla pelle chiara e dalle morbide braccia e mani, uniche parti del suo corpo che riusciamo a vedere. Anche il bel volto ovale è vero, ed è quello di una giovane del popolo immersa in una lettura interessante.

Tutti questi elementi si legano bene alla svolta che Manetti ebbe verso la pittura naturalistica e dei caravaggeschi tra il 1615 e l’inizio degli anni Venti. Questo quadro, infatti, si data proprio tra il 1620 e il 1621.

Le notizie sulle origini della tela sono incerte. Sappiamo che all’inizio del Novecento l’opera si trovava nella collezione senese del nobile Giulio Grisaldi Del Taia, che la prestò per l’esposizione del 1904 Mostra dell’antica arte senese. La destinazione privata di quest’opera devozionale permette di ipotizzare che il dipinto sia sempre stato presso la collezione dell’ antica famiglia Grisaldi Del Taia, dove si trovavano anche altre opere del Manetti raffiguranti membri del casato (Ritratto di Fulvio Del Taia; Ritratto di Lelio del Taia) e santi: tra questi Santa Caterina che scrive, San Giovanni nel deserto, San Pietro in lacrime, San Paolo che predica, oggi divisi tra la Pinacoteca Nazionale, la Banca del Monte dei Paschi e il Museo Civico della città.

Il dipinto è rimasto in collezione Grisaldi Del Taia fino al 2005 quando fu acquisito dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Leggi di più...

Dettagli Autore

Rutilio Manetti nacque a Siena nel 1571. Secondo il biografo Giulio Mancini qui ebbe la sua prima formazione con Francesco Vanni e Ventura Salimbeni, pittori senesi legati al tardo Manierismo romano e alla pittura di Federico Barocci. Dalla metà del secondo decennio del Seicento, dunque nella maturità, Manetti studiò e meditò sull’opera di Caravaggio e dei suoi seguaci, che influenzarono profondamente la sua pittura tarda.

La prima commissione importante di Rutilio è la decorazione ad affresco con Storie di Santa Caterina nella Sala del Consiglio di Palazzo Pubblico a Siena (1596) ma a lui sono assegnate anche le Storie del vescovo Antonio Piccolomini, del 1598. Seguì, tra il 1599 e il 1600, lo stendardo processionale per la chiesa di San Giovannino in Pantaneto con la raffigurazione su due lati del Battesimo di Gesù e di Gesù che benedice San Giovannino. In queste opere si vedono le influenze dei maestri ma anche gli effetti coloristici del Barocci ed elementi della pittura fiorentina a lui contemporanea, in particolare di Jacopo da Empoli, Passignano e Bernardino Poccetti.

Nelle opere successive, di impianto ancora tardo manierista con influenze romane da Federico Zuccari e dal Cavalier d’Arpino, Manetti cominciò ad approfondire gli aspetti luministici e un colorismo brillante, ricco di cangiantismi. Ciò si nota nella Decollazione di San Paolo (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica) degli inizi degli anni Dieci del Seicento, quando già l’artista iniziava le sue meditazioni sulla luce del Caravaggio.

Nel 1605 cominciò la decorazione ad affresco nella chiesa di San Rocco, con un ciclo dedicato alle storie del santo che completò cinque anni dopo, nel 1610. Contemporaneamente continuò a dipingere tele e pale d’altare molto richieste in città e anche fuori Siena. Nel 1612, infatti, lavorò nelle chiese di San Silvestro (Crocifissione) e San Frediano a Pisa e l’anno seguente dipinse due tele con i ritratti del Beato Pietro Petroni e del Beato Stefano Baconi per la Certosa di Firenze; a Maggiano, invece, lasciò una Santa Margherita risanata dagli angeli (1615). In questo periodo Manetti lavorò anche all’Immacolata con i santi Giuda Apostolo e Carlo Borromeo per la cattedrale di San Cerbone a Massa Marittima. Per la chiesa di Sant’Agostino, nella stessa città, lasciò anche una Madonna con Bambino e santi e una Visitazione della Madonna a Santa Elisabetta.

Nella fase più matura della sua pittura Manetti ridusse i contrasti cromatici in favore di un plasticismo più accentuato, ombre più profonde e una sempre più convinta adesione al naturalismo caravaggesco che divenne più evidente dalla metà degli anni Dieci. Particolarmente forti furono le influenze dei Gentileschi, Orazio e Artemisia, di Bartolomeo Manfredi, Cecco del Caravaggio, ma anche degli stranieri Simon Vouet, Valentin de Boulogne, Gerrit van Hontorst e Dirk van Baburen. Ciò è evidente in opere come la Crocifissione in San Giacomo in Salicotto a Siena o nel Riposo durante la fuga in Egitto, che Rutilio firmò e datò nel 1621 per San Pietro alle Scale, sempre a Siena. È a questo periodo che risalgono le naturalistiche raffigurazioni di santi e temi profani come l’Allegoria delle quattro stagioni e i notturni come Ruggiero e Alcina (Firenze, Galleria Palatina) che l’artista dipinse tra il 1622 e il 1623 per il Casino Mediceo del cardinale Carlo de’ Medici. Sono di questi anni anche Sofonisba e Massinissa (Galleria degli Uffizi), Loth e le figlie (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini; Valencia, Museo Bellas Artes) e i Suonatori e giocatori di carte (Siena, Collezione Chigi-Saraceni) dipinto caravaggesco anche nel tema.

Manetti continuò la sua prolifica attività soprattutto per la committenza ecclesiastica senese fino alla morte, avvenuta nella città natale nel 1639.

Leggi di più...

Tutte le opere di

Rutilio Manetti
Dettagli Museo

La Fondazione Monte dei Paschi di Siena è stata costituita il 28 agosto 1995 con il conferimento dell’attività Bancaria e si configura come la banca più antica al mondo ancora operante. Ha sede nel Palazzo Sansedoni, che si affaccia su Piazza del Campo, e si impegna a svolgere attività filantropiche nei settori culturali, artistici ed ambientali.

La fondazione conserva e valorizza due collezioni: quella di Opere d’Arte e quella Malandrini di Fotografia Senese; entrambi i fondi sono completamente digitalizzati e consultabili on-line. La prima raccolta comprende oggi 57 pezzi che cercano di raccontare il panorama artistico senese che è stato disperso nel corso dei secoli. È stata istituita un’apposita commissione di studiosi e storici dell’arte volta ad individuare opere della scuola senese tra il XIII e il XVIII secolo. Tra queste, si ricordano di Segna di Bonaventura la Madonna col Bambino in trono, San Bartolomeo, Sant’Ansano e una donatrice, la Santa Lucia del Maestro dell’Osservanza, la Madonna col bambino e il San Giovannino del Brescianino, la Santa Cecilia di Ventura Salimbeni, il Compianto sul Cristo morto di Francesco Vanni, di Rutilio Manetti il San Girolamo penitente e la Sacra famiglia con Maddalena di Bernardino Mei.

La raccolta Malandrini è intitolata al suo fondatore, Ferruccio Malandrini, a sua volta fotografo, e viene istituita nel 1975. Raccoglie fotografie storiche e documentarie relative al suo territorio, risalenti al periodo tra il 1853 e il 1950. La collezione è raccolta in 135 unità. Le unità rappresentano la suddivisione del collezionista avvenuta per nuclei tematici, per provenienza, per caratteristiche tecniche e storiche, e contano in totale 11.389 esemplari.

Leggi di più...