Madonna del Cardellino

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Raffaello Santi (Raffaello Sanzio)

Madonna del Cardellino

Gallerie degli Uffizi, Florence
Dettagli Opera

Il dipinto raffigura la Madonna col Bambino e San Giovannino. La scena si svolge in un paesaggio fluviale, simile a quelli dipinti dal maestro Perugino, con una resa atmosferica che ricorda anche i paesaggi di Leonardo da Vinci. Maria è seduta su una roccia e ha momentaneamente interrotto la lettura del libro con le Sacre Scritture, che tiene ancora aperto nella mano sinistra: la sua attenzione è rivolta verso i bambini ai suoi piedi, che guarda con amore. Giovanni, vestito con la pelle d’agnello, suo attributo, mostra il cardellino, simbolo della Passione di Cristo, a Gesù che lo accarezza.

Raffaello organizza le tre figure secondo uno schema a piramide, ripetuto anche negli sguardi: quelli dei bambini, che formano la base e quello di Maria, al vertice, mostrando di aver studiato gli esempi di Leonardo da Vinci, in particolare il cartone e il dipinto con Sant’Anna, la Vergine e il Bambino (National Gallery di Londra, Louvre). Anche l’indagine delle varie specie vegetali rappresentate è tipica di Leonardo.

Giorgio Vasari ricorda che il dipinto fu commissionato nel 1506 da Lorenzo Nasi, ricco commerciante di stoffe, in occasione del matrimonio con Sandra Canigiani per la loro abitazione fiorentina in Costa San Giorgio. Qui, il 12 novembre 1527, la tavola si ruppe in vari pezzi a causa del crollo della casa, quindi fu riassemblata con chiodi e reintegrata nella pittura forse da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. Nelle Vite Vasari descrive e loda questo intervento di restauro.

Nel Seicento il cardinale Giovan Carlo de’ Medici acquisì l’opera, che nel 1666 entrò agli Uffizi. Nel Settecento era esposta nella Tribuna del museo, come mostra il celebre dipinto di Johann Zoffany, La Tribuna (1772-1778), che ritrae il prestigioso ambiente affollato di opere d’arte, studiosi e collezionisti stranieri.

Esistono disegni preparatori del dipinto, anch’essi opera di Raffaello, oggi conservati all’Ashmolean Museum di Oxford (P II 516; P II 517; P II 634). L’opera fu molto copiata nel Settecento e nell’Ottocento, infatti esistono diverse repliche; tra queste i dipinti conservati al Victoria and Albert Museum di Londra e nella sagrestia dell’abbazia di Vallombrosa.

 

Bibliografia essenziale:

AA.VV., Raffaello a Firenze. Dipinti e disegni delle collezioni fiorentine, catalogo della mostra (Firenze, 11 gennaio-29 aprile 1984), Firenze, Electa, cat. 5, pp. 77-87

  1. Fossi, Galleria degli Uffizi, arte, storia, collezioni, Firenze, Giunti 2001, p. 210

AA.VV., Raffaello. La rivelazione del colore; il restauro della Madonna del cardellino della Galleria degli Uffizi, a cura di M. Ciatti, C. Frosisini, A. Natali, Firenze, Edifir 2008

AA.VV., L’amore, l’arte e la grazia. Raffaello, la Madonna del cardellino restaurata, catalogo della mostra (Firenze, 23 novembre 2008-1 marzo 2009), a cura di M. Ciatti, A. Natali, Firenze, Mandragora 2008

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Dettagli Autore

Raffaello nasce a Urbino nel 1483 da Giovanni Santi, anch’egli pittore. Da subito, è influenzato soprattutto dal clima culturale della città e dagli artisti che nella seconda metà del Quattrocento lavorano alla corte dei Montefeltro, come Francesco Laurana, Francesco di Giorgio Martini e Piero della Francesca.

Raffaello si forma nella bottega di Pietro Vannucci detto Perugino, dove approfondisce lo studio del paesaggio e delle costruzioni prospettiche. A diciassette anni, Raffaello lascia questa bottega con il titolo di Magister, che gli dà il permesso di esercitare l’attività di pittore autonomamente. In questo periodo esegue, per la famiglia Oddi, la pala con l’Incoronazione della Vergine, oggi alla Pinacoteca Vaticana a Roma, e gli affreschi per la Libreria Piccolomini di Siena, in collaborazione con il Pinturicchio, che raffigurano Scene della vita di Pio II, committente del ciclo decorativo.

Nel 1504, Raffaello dipinge Lo Sposalizio della Vergine per la chiesa di San Francesco a Città di Castello (oggi si trova a Milano, alla Pinacoteca di Brera) in cui supera i modelli del Perugino e mostra una sicura costruzione spaziale e prospettica nelle architetture. Nello stesso anno, si trasferisce a Firenze dove resta fino al 1508, e dove può studiare l’opera di Leonardo, Michelangelo e Fra Bartolomeo. Risalgono a questo periodo Il Sogno del Cavaliere (Londra, National Gallery), dipinti di piccolo formato ma anche grandi tavole in cui le figure vengono ritratte su di uno sfondo monumentale. È il caso della Madonna del Granduca alla Galleria Palatina di Firenze, i celebri ritratti di Agnolo e Maddalena Doni, la Madonna del Cardellino agli Uffizi, la Madonna Cowper e la Madonna Tempi.

Nel 1508 abbandona Firenze, lasciando incompiuta la Madonna del Baldacchino a Palazzo Pitti per trasferirsi a Roma, chiamato da Giulio II. Il papa gli commissiona la decorazione delle stanze Vaticane, alle quali lavora con la sua bottega dal 1508 fino alla morte, commissione che consacrerà la sua fama. I lavori cominciano dalla stanza detta della Segnatura, che ospita la biblioteca privata del Papa, e qui dipinge gli affreschi della Disputa del sacramento, del Parnaso e della Scuola di Atene, nel quale si auto ritrae seduto fra i grandi filosofi ateniesi. Sempre a Roma, Raffaello affresca anche la loggia della villa di Agostino Chigi, detta la Farnesina, con il Trionfo di Galatea (1511) e realizza diversi dipinti: il Ritratto di cardinale (1510-1511, Madrid, Museo del Prado), la Madonna di Foligno (1511-1512, Roma, Musei Vaticani), la Madonna Sistina (1513-1514, Dresda, Gemäldegalerie), la Santa Cecilia (1514, Bologna, Pinacoteca Nazionale), la Madonna della seggiola (1514, Firenze, Galleria Palatina) e il ritratto dell’amico Baldassar Castiglione (1514-1515, Parigi, Louvre).

Sotto il pontificato di Leone X Medici (1513-1521), Raffaello si lega ancora di più alla corte papale e può continuare così la decorazione delle Stanze Vaticane, che sarà completata con la Stanza di Costantino dagli allievi dopo la sua morte, tra il 1520 e il 1524. In questi anni, realizza anche i cartoni per gli arazzi vaticani con gli Atti degli Apostoli (1514-1515) oggi al Victoria and Albert Museum di Londra. Dal 1514 si dedica soprattutto all’architettura, in nome della passione e dello studio delle antichità, anche per quanto riguarda le decorazioni, influenzate ad esempio dalla Domus Aurea, da poco scoperta. È, infatti, l’anno in cui muore Bramante e per questo, Raffaello è nominato architetto della Fabbrica di San Pietro. Tra il 1517 e il 1520, progetta il palazzo Branconio dell’Aquila, poi distrutto, e villa Madama a Roma. A villa Chigi, lavora alla Loggia di Psiche (1517) e poi alle Logge Vaticane (1518-1519), sempre aiutato dalla sua attivissima bottega.

Tra i dipinti di questo periodo, la Visione di Ezechiele (1518, Firenze, Galleria Palatina), il Ritratto di Leone X con due cardinali (1518-1519, Firenze, Galleria degli Uffizi), La Fornarina (1518-1519, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica) e la Trasfigurazione ai Musei Vaticani, completata dagli allievi dopo la sua morte.

Raffaello muore a Roma nel 1520, il 6 aprile, giorno del suo compleanno, a soli 37 anni, ed è sepolto al Pantheon.

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Dettagli Museo

La storia degli Uffizi prende le mosse dall’insediamento di Cosimo I Medici come duca di Toscana nel 1560; egli voleva riunire le tredici magistrature fiorentine, gli uffici, in un unico edificio, così da poter esercitare su loro un potere di controllo. Il progetto del lavoro viene affidato a Giorgio Vasari e il cantiere inizia l’anno successivo. Il progetto prevede un edificio a forma di U, costituito da un braccio lungo a levante, da un tratto breve affacciato sul fiume Arno e da un braccio corto a ponente, e l’edificio rielabora il motivo architettonico della loggia classica. Alla Galleria si accede dall’adiacente Palazzo Vecchio, sede dei duchi, tramite un breve passaggio su tre piani. Si deve a Francesco I, Granduca di Toscana dal 1574 al 1587, il primo allestimento museografico della Galleria. Grazie all’opera dell’architetto Buontalenti e all’iniziativa di Ferdinando II, la Galleria diviene il luogo di rappresentanza, decorato a grottesche da Antonio Tempesta, dove si conservano le opere e la serie di ritratti degli Uomini Illustri che vengono posti accanto ai ritratti dei Medici, secondo una politica di esaltazione della dinastia. Nel complesso, lo spazio si estende per 8000 mq, in quarantacinque sale poste tutte al terzo piano e racchiude in sé capolavori della pittura italiana ed europea, come la Maestà di Ognissanti di Giotto, la Trinità di Simone Martini, le pale di Duccio, di Gentile da Fabriano e di Mantegna, l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi di Leonardo, opere di Botticelli quali la Venere e la Primavera, la Madonna della seggiola e la Madonna del cardellino di Raffaello, la Venere di Urbino di Tiziano, il Bacco di Caravaggio e il Trionfo di Enrico IV di Rubens.

Ferdinando II dà anche impulso alla realizzazione di nuovi ambienti della Galleria: lo Stanzino delle Matematiche, una Terrazza e l’Armeria. Tra il 1696 e il 1699 il Granduca Cosimo III ordina la decorazione del corridoio che si affaccia sull’Arno con affreschi di soggetto religioso e il trasferimento a Firenze alcuni dei più celebri esemplari della statuaria antica conservati in Villa Medici a Roma; in questa occasione, viene realizzala la Sala della Niobe, dall’omonimo complesso di sculture antiche. Continuano le acquisizioni con autoritratti di pittori antichi e contemporanei, posti nel Corridoio vasariano, e la collezione si incrementa grazie alla raccolta grafica del cardinale Leopoldo de Medici, oggi parte del Gabinetto dei disegni e delle stampe.

Con l’estinzione della casata medicea per mancanza di eredi (1737), Anna Maria Luisa de’ Medici lega alla città di Firenze i tesori della Galleria, in modo che le collezioni non vengano disperse e il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena apre nel 1769 le sale al pubblico. In questo contesto, gli anni Settanta del Settecento vedono gli Uffizi come un laboratorio privilegiato per gli studi di storia dell’arte e per ipotesi di nuovi allestimenti, grazie all’opera di Luigi Lanzi e Giuseppe Pelli Bencivenni.

Con il Regno d’Italia e il trasferimento delle statue rinascimentali nel nuovo Museo nazionale del Bargello, la Galleria assunse progressivamente la funzione predominante di Pinacoteca. Riceve sempre più visitatori e gli uffici delle magistrature perdono progressivamente il loro luogo politico per diventare archivi pubblici. Nel 1900 venne acquistata la quadreria dell’arcispedale di Santa Maria Nuova, tra cui il Trittico Portinari di Hugo van der Goes, proveniente dalla chiesa di Sant’Egidio, e da inizio Novecento si potenziano, con acquisti e trasferimenti da varie chiese e istituti religiosi, le aree del Trecento e del primo Quattrocento, allora ancora estranee al nucleo storico del museo.

Risale al 1956 il riallestimento delle prime sale della Galleria, ad opera degli architetti Giovanni Michelucci, Carlo Scarpa e Ignazio Gardella, ora caratterizzate da tinte di colore chiaro che fanno risaltare il soffitto a capriate lignee; nel 1969 venne acquistata la Collezione Contini Bonacossi che porta nella Galleria opere come il San Girolamo di Giovanni Bellini, il San Girolamo di Cima da Conegliano, il San Francesco di Francesco Francia, la Maria Maddalena di Savoldo, le tele del Tintoretto e di Velázquez l’Acquaiolo di Siviglia e il Ritratto equestre di Filippo IV di Spagna .

Dal 2006 gli Uffizi sono interessati da lavori di restauro architettonico, di adeguamento impiantistico e nuovi allestimenti delle sale. Il museo è sempre rimasto aperto e con la riforma del sistema museale italiano nel 2014 sono stati uniti agli Uffizi i musei di Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli.

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