Flora

Scopri come Cinello porta la grande arte a casa tua tutelando il patrimonio artistico italiano con l’aiuto della tecnologia digitale.

Scopri di più
About

Tiziano Vecellio

Flora

Gallerie degli Uffizi, Florence
Dettagli Opera

Il dipinto ritrae una giovane a mezza figura con lunghi capelli biondi e sciolti che le ricadono sulle spalle. La donna indossa una leggera camicia bianca dalle ampie maniche e con una generosa scollatura che ricade lasciando scoperta la spalla sinistra e l’inizio del seno florido. Tiene un mazzolino di fiori nella mano destra, mentre con l’altra trattiene uno scialle damascato, sui toni del rosso. Il volto leggermente reclinato è dolce e allo stesso tempo sensuale, con grandi occhi scuri e le guance un po’ arrossate; le forme, illuminate da una calda luce laterale, sono ampie, morbide e fertili.

I fiori che tiene in mano hanno dato alla giovane l’attributo di Flora, interpretata sia come cortigiana, ad esempio in alcune incisioni del Seicento, che come simbolo dell’amore nuziale. Flora, infatti, rappresenterebbe qui una giovane promessa sposa. Confermano questa idea l’anello di fidanzamento che la donna indossa nella mano destra e le dita aperte a forbice della mano sinistra, allusione alla perdita della verginità in seguito al matrimonio.
Nel Settecento la fanciulla era stata identificata con Violante Nigretti de Lavalle, figlia del pittore veneto Jacopo – più noto come Palma il Vecchio – e per questo la tela fu attribuita a Palma. Così, infatti, si legge in una incisione di Prenner del 1728. Tale identificazione è oggi esclusa.

Opera più compiuta e matura del periodo giovanile di Tiziano, la tela si data intorno al 1515. Essa ebbe successo già tra i contemporanei e anche nel Seicento quando fu molto riprodotta, ad esempio nell’ incisione di Pieter de Jorde (ante 1634).

Nel Seicento la tela si trovava nella collezione di Alfonso López, ambasciatore spagnolo ad Amsterdam, dove Joachim Sandrart la vide intorno al 1640 e la riprodusse in acquaforte (Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, n. 4712 st). Nel 1641 fu venduta a Parigi, forse all’arciduca Leopoldo Guglielmo a Vienna, mentre agli inizi del Settecento si trovava nella Galleria Imperiale austriaca. Da qui giunse agli Uffizi il 18 dicembre 1793 in seguito a uno scambio di opere con la Galleria viennese. In questa occasione l’opera era ancora registrata come di Palma il Vecchio.

Leggi di più...

Dettagli Autore

Tiziano Vecellio nacque a Pieve di Cadore, in Veneto, nel 1488 o 1490. Si formò nella bottega di Gentile Bellini e poi presso il fratello Giovanni Bellini che influenzò moltissimo il suo stile. Altri importanti riferimenti per lui furono le opere di Giorgione, Albrecht Dürer, note anche attraverso incisioni, Raffaello e Michelangelo, che studiò a fondo. Risalgono a questo periodo il Concerto della Galleria Palatina di Firenze, Cristo portacroce (Venezia, Scuola di San Rocco) e, tra il 1508 e 1509, gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi, dove in quel momento lavorava Giorgione. Già in questo periodo Tiziano mostra i caratteri tipici della sua fase giovanile cioè un’impostazione monumentale dello spazio e dei personaggi che si muovono con gesti ampi, colori chiari e luminosi.

Tra il 1516 e il 1518 lavorò alla celebre Assunta per la chiesa di Santa Maria dei Frari, quindi alla pala Pesaro, sempre per i Frari, e nel 1520 al polittico Averoldi (Brescia, chiesa dei SS. Nazaro e Celso). Queste commissioni ed altre per la committenza privata, spesso con significati e simbologie complesse e di carattere morale, (Tre età dell’uomo, 1512-1513, Edimburgo, National Gallery of Scotland; Amor Sacro e profano, 1514-1515, Roma, Galleria Borghese) garantirono al colto Tiziano un grande successo. Le corti italiane ed europee, infatti, gli chiesero molte opere: Alfonso d’Este gli commissionò le tele mitologiche con Offerta a Venere (1518-1519, Prado), Bacco e Arianna (1522-1523, Londra, National Gallery), Gli Andri (1523-1524, Prado); Guidobaldo della Rovere gli richiese la Venere di Urbino e numerosi furono i ritratti che realizzò per Carlo V o per Isabella d’Este (1536, Vienna, Kunsthistorisches Museum).

Tra il 1545 e il 1546 soggiornò a Roma ed entrò in una nuova fase della sua pittura, influenzata dal Manierismo dell’Italia centrale, fatta di contrasti chiaroscurali più netti, forme più plastiche e dinamiche, toni più scuri, come si vede nel ritratto di Paolo III con i nipoti (1546, Napoli, Museo di Capodimonte), nell’Incoronazione di Spine del Louvre (1542-1544) e nella Danae a Capodimonte.

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta fu ad Augusta e si legò sempre più a Carlo V e al figlio Filippo II, sovrani di Spagna. Sono di questo periodo il Ritratto di Carlo V a cavallo (1548, Prado), la Gloria, la Deposizione e Santa Margherita, oggi tutte al Museo del Prado di Madrid. Per Filippo II lavorò ancora a soggetti mitologici con episodi legati a Diana.

L’opera matura e tarda di Tiziano è caratterizzata dalle sue meditazioni filosofiche sull’uomo e sul suo destino, che si riflettono in una pittura densissima, che tende a dissolvere la forma perché si esprime attraverso spessi tocchi di luce e colore, a volte dato sulla tela direttamente con le mani. Ne sono esempio l’Incoronazione di spine dell’Alte Pinakothek di Monaco e Il supplizio di Marsia (castello di Kroměříž), entrambe del 1570. Negli ultimi anni dipinse anche una Pietà destinata alla sua tomba che però è rimasta incompiuta (Venezia, Gallerie dell’Accademia).

Morì a Venezia nel 1576.

Leggi di più...

Tutte le opere di

Tiziano Vecellio
Dettagli Museo

La storia degli Uffizi prende le mosse dall’insediamento di Cosimo I Medici come duca di Toscana nel 1560; egli voleva riunire le tredici magistrature fiorentine, gli uffici, in un unico edificio, così da poter esercitare su loro un potere di controllo. Il progetto del lavoro viene affidato a Giorgio Vasari e il cantiere inizia l’anno successivo. Il progetto prevede un edificio a forma di U, costituito da un braccio lungo a levante, da un tratto breve affacciato sul fiume Arno e da un braccio corto a ponente, e l’edificio rielabora il motivo architettonico della loggia classica. Alla Galleria si accede dall’adiacente Palazzo Vecchio, sede dei duchi, tramite un breve passaggio su tre piani. Si deve a Francesco I, Granduca di Toscana dal 1574 al 1587, il primo allestimento museografico della Galleria. Grazie all’opera dell’architetto Buontalenti e all’iniziativa di Ferdinando II, la Galleria diviene il luogo di rappresentanza, decorato a grottesche da Antonio Tempesta, dove si conservano le opere e la serie di ritratti degli Uomini Illustri che vengono posti accanto ai ritratti dei Medici, secondo una politica di esaltazione della dinastia. Nel complesso, lo spazio si estende per 8000 mq, in quarantacinque sale poste tutte al terzo piano e racchiude in sé capolavori della pittura italiana ed europea, come la Maestà di Ognissanti di Giotto, la Trinità di Simone Martini, le pale di Duccio, di Gentile da Fabriano e di Mantegna, l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi di Leonardo, opere di Botticelli quali la Venere e la Primavera, la Madonna della seggiola e la Madonna del cardellino di Raffaello, la Venere di Urbino di Tiziano, il Bacco di Caravaggio e il Trionfo di Enrico IV di Rubens.

Ferdinando II dà anche impulso alla realizzazione di nuovi ambienti della Galleria: lo Stanzino delle Matematiche, una Terrazza e l’Armeria. Tra il 1696 e il 1699 il Granduca Cosimo III ordina la decorazione del corridoio che si affaccia sull’Arno con affreschi di soggetto religioso e il trasferimento a Firenze alcuni dei più celebri esemplari della statuaria antica conservati in Villa Medici a Roma; in questa occasione, viene realizzala la Sala della Niobe, dall’omonimo complesso di sculture antiche. Continuano le acquisizioni con autoritratti di pittori antichi e contemporanei, posti nel Corridoio vasariano, e la collezione si incrementa grazie alla raccolta grafica del cardinale Leopoldo de Medici, oggi parte del Gabinetto dei disegni e delle stampe.

Con l’estinzione della casata medicea per mancanza di eredi (1737), Anna Maria Luisa de’ Medici lega alla città di Firenze i tesori della Galleria, in modo che le collezioni non vengano disperse e il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena apre nel 1769 le sale al pubblico. In questo contesto, gli anni Settanta del Settecento vedono gli Uffizi come un laboratorio privilegiato per gli studi di storia dell’arte e per ipotesi di nuovi allestimenti, grazie all’opera di Luigi Lanzi e Giuseppe Pelli Bencivenni.

Con il Regno d’Italia e il trasferimento delle statue rinascimentali nel nuovo Museo nazionale del Bargello, la Galleria assunse progressivamente la funzione predominante di Pinacoteca. Riceve sempre più visitatori e gli uffici delle magistrature perdono progressivamente il loro luogo politico per diventare archivi pubblici. Nel 1900 venne acquistata la quadreria dell’arcispedale di Santa Maria Nuova, tra cui il Trittico Portinari di Hugo van der Goes, proveniente dalla chiesa di Sant’Egidio, e da inizio Novecento si potenziano, con acquisti e trasferimenti da varie chiese e istituti religiosi, le aree del Trecento e del primo Quattrocento, allora ancora estranee al nucleo storico del museo.

Risale al 1956 il riallestimento delle prime sale della Galleria, ad opera degli architetti Giovanni Michelucci, Carlo Scarpa e Ignazio Gardella, ora caratterizzate da tinte di colore chiaro che fanno risaltare il soffitto a capriate lignee; nel 1969 venne acquistata la Collezione Contini Bonacossi che porta nella Galleria opere come il San Girolamo di Giovanni Bellini, il San Girolamo di Cima da Conegliano, il San Francesco di Francesco Francia, la Maria Maddalena di Savoldo, le tele del Tintoretto e di Velázquez l’Acquaiolo di Siviglia e il Ritratto equestre di Filippo IV di Spagna .

Dal 2006 gli Uffizi sono interessati da lavori di restauro architettonico, di adeguamento impiantistico e nuovi allestimenti delle sale. Il museo è sempre rimasto aperto e con la riforma del sistema museale italiano nel 2014 sono stati uniti agli Uffizi i musei di Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli.

Leggi di più...

Tutte le opere di

Gallerie degli Uffizi