Angelo musicante

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Giovanni Battista di Jacopo (Rosso Fiorentino)

Angelo musicante

Gallerie degli Uffizi, Florence
Dettagli Opera

La piccola tavola raffigura un angioletto che pizzica le corde di un grosso liuto al quale è appoggiato. La figura dai capelli ricci e mossi, con lunghe ciglia e sopracciglia folte, è concentrata con l’orecchio appoggiato allo strumento e le mani ben salde sulle corde; essa emerge dal fondo scuro ed è illuminata da una luce laterale che ne colpisce il braccio e l’ala destra, lasciando più in ombra il volto e la parte sinistra del corpo. I toni freddi della pelle, dei capelli e delle ali si alternano così a quelli più caldi dello strumento musicale e dei colori in ombra.

Il dipinto faceva probabilmente parte di una pala di maggiori dimensioni, simile a quelle dipinte da Fra Bartolomeo, dove spesso figurano angioletti di questo tipo. Il fondo scuro, infatti, copre alcune incisioni e il disegno di gradini sui quali il putto stava probabilmente seduto, forse ai piedi della Vergine col Bambino.

L’opera fa parte della collezione degli Uffizi dal 29 giugno 1605, quando entrò in Tribuna con attribuzione a Rosso Fiorentino e probabilmente ancora priva dello sfondo scuro. Più tardi la piccola tavola fu assegnata a Domenico Beccafumi, come registrano gli inventari del 1635-1638 e 1753, mentre nel 1784 si credette opera di Francesco Vanni, autore di una pala con un angiolino musicante seduto nella stessa posizione (Collegiata di Asciano, 1600 circa). La tavoletta fu poi di nuovo assegnata a Rosso Fiorentino (inventario 1825). Indagini riflettografiche hanno individuato vicino al braccio sinistro la firma “R[u]beus Florentini fecit?]”. È possibile che l’iscrizione non sia originale ma che sia stata inserita quando la pala fu smembrata a ricordo della paternità dell’opera.
La tavola è datata prima del rientro dell’artista a Firenze, avvenuto nel 1521, perché di solito il pittore firmava specificando la sua provenienza solo quando operava fuori dalle mura di Firenze, città dove era nato.

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Dettagli Autore

Giovan Battista di Jacopo de’ Rossi, detto Rosso Fiorentino nacque nel 1494 a Firenze, dove si formò nella bottega di Andrea del Sarto e dove studiò con attenzione le opere di Michelangelo e di Baccio Bandinelli, soprattutto i disegni. Ancora molto giovane, nel 1515, lavorò alla realizzazione degli apparati per l’ingresso di papa Leone X de’ Medici a Firenze ricevendo molte lodi.

Giovan Battista realizzò molte opere in questo periodo, nel quale già emergono la sua immaginazione originale e fervida e uno spirito geniale ed estroso, che il pittore tradusse con un disegno sicuro, colori forti e spesso cangianti. Tra le più importanti si ricordano l’Assunzione di Maria per il chiostrino dei voti nella basilica della SS. Annunziata (1517) e la celebre Deposizione dalla Croce di Volterra, del 1521, di grande drammaticità. Nel 1523 firmò lo Sposalizio della Vergine (Pala Ginori) nella basilica di San Lorenzo mentre l’anno seguente era a Roma dove subì, ancor più che a Firenze, l’influenza di Michelangelo. In città Rosso studiò anche le opere di Raffaello, del Parmigianino e l’antico, sviluppando il suo stile eccentrico e drammatico, con contrasti di colori molto brillanti e cangianti e un chiaroscuro fortissimo. Le figure poi sono caratterizzate da un certo espressionismo e hanno tratti talvolta aguzzi, che si ritrovano in opere come Mosè che difende le figlie di Ietro (Uffizi).

Nel 1527 il pittore scappò da Roma, invasa dai lanzichenecchi (Sacco di Roma) per approdare a Borgo San Sepolcro, dove lasciò una Deposizione, a Città di Castello, dove dipinse una bizzarra Gloria di Cristo nel 1528, quindi ad Arezzo. Nel 1530 si trasferì in Francia, chiamato da Francesco I. Per lui lavorò come artista di corte ad apparati effimeri per feste, mascherate e celebrazioni, ma anche come orafo, mentre a Fontainebleau lavorò col Primaticcio ad affreschi e stucchi decorativi. Della sua opera resta, in particolare, la celebre Galleria di Francesco I, decorata a stucco con bizzarre invenzioni tratte dall’antico, con scene mitologiche celebrative del re influenzando moltissimo gli artisti locali ma anche Primaticcio e Benvenuto Cellini, anche lui in quel momento impiegato nel cantiere di Fontainebleau.

Rosso fiorentino morì in Francia il 14 novembre 1540.

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Dettagli Museo

La storia degli Uffizi prende le mosse dall’insediamento di Cosimo I Medici come duca di Toscana nel 1560; egli voleva riunire le tredici magistrature fiorentine, gli uffici, in un unico edificio, così da poter esercitare su loro un potere di controllo. Il progetto del lavoro viene affidato a Giorgio Vasari e il cantiere inizia l’anno successivo. Il progetto prevede un edificio a forma di U, costituito da un braccio lungo a levante, da un tratto breve affacciato sul fiume Arno e da un braccio corto a ponente, e l’edificio rielabora il motivo architettonico della loggia classica. Alla Galleria si accede dall’adiacente Palazzo Vecchio, sede dei duchi, tramite un breve passaggio su tre piani. Si deve a Francesco I, Granduca di Toscana dal 1574 al 1587, il primo allestimento museografico della Galleria. Grazie all’opera dell’architetto Buontalenti e all’iniziativa di Ferdinando II, la Galleria diviene il luogo di rappresentanza, decorato a grottesche da Antonio Tempesta, dove si conservano le opere e la serie di ritratti degli Uomini Illustri che vengono posti accanto ai ritratti dei Medici, secondo una politica di esaltazione della dinastia. Nel complesso, lo spazio si estende per 8000 mq, in quarantacinque sale poste tutte al terzo piano e racchiude in sé capolavori della pittura italiana ed europea, come la Maestà di Ognissanti di Giotto, la Trinità di Simone Martini, le pale di Duccio, di Gentile da Fabriano e di Mantegna, l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi di Leonardo, opere di Botticelli quali la Venere e la Primavera, la Madonna della seggiola e la Madonna del cardellino di Raffaello, la Venere di Urbino di Tiziano, il Bacco di Caravaggio e il Trionfo di Enrico IV di Rubens.

Ferdinando II dà anche impulso alla realizzazione di nuovi ambienti della Galleria: lo Stanzino delle Matematiche, una Terrazza e l’Armeria. Tra il 1696 e il 1699 il Granduca Cosimo III ordina la decorazione del corridoio che si affaccia sull’Arno con affreschi di soggetto religioso e il trasferimento a Firenze alcuni dei più celebri esemplari della statuaria antica conservati in Villa Medici a Roma; in questa occasione, viene realizzala la Sala della Niobe, dall’omonimo complesso di sculture antiche. Continuano le acquisizioni con autoritratti di pittori antichi e contemporanei, posti nel Corridoio vasariano, e la collezione si incrementa grazie alla raccolta grafica del cardinale Leopoldo de Medici, oggi parte del Gabinetto dei disegni e delle stampe.

Con l’estinzione della casata medicea per mancanza di eredi (1737), Anna Maria Luisa de’ Medici lega alla città di Firenze i tesori della Galleria, in modo che le collezioni non vengano disperse e il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena apre nel 1769 le sale al pubblico. In questo contesto, gli anni Settanta del Settecento vedono gli Uffizi come un laboratorio privilegiato per gli studi di storia dell’arte e per ipotesi di nuovi allestimenti, grazie all’opera di Luigi Lanzi e Giuseppe Pelli Bencivenni.

Con il Regno d’Italia e il trasferimento delle statue rinascimentali nel nuovo Museo nazionale del Bargello, la Galleria assunse progressivamente la funzione predominante di Pinacoteca. Riceve sempre più visitatori e gli uffici delle magistrature perdono progressivamente il loro luogo politico per diventare archivi pubblici. Nel 1900 venne acquistata la quadreria dell’arcispedale di Santa Maria Nuova, tra cui il Trittico Portinari di Hugo van der Goes, proveniente dalla chiesa di Sant’Egidio, e da inizio Novecento si potenziano, con acquisti e trasferimenti da varie chiese e istituti religiosi, le aree del Trecento e del primo Quattrocento, allora ancora estranee al nucleo storico del museo.

Risale al 1956 il riallestimento delle prime sale della Galleria, ad opera degli architetti Giovanni Michelucci, Carlo Scarpa e Ignazio Gardella, ora caratterizzate da tinte di colore chiaro che fanno risaltare il soffitto a capriate lignee; nel 1969 venne acquistata la Collezione Contini Bonacossi che porta nella Galleria opere come il San Girolamo di Giovanni Bellini, il San Girolamo di Cima da Conegliano, il San Francesco di Francesco Francia, la Maria Maddalena di Savoldo, le tele del Tintoretto e di Velázquez l’Acquaiolo di Siviglia e il Ritratto equestre di Filippo IV di Spagna .

Dal 2006 gli Uffizi sono interessati da lavori di restauro architettonico, di adeguamento impiantistico e nuovi allestimenti delle sale. Il museo è sempre rimasto aperto e con la riforma del sistema museale italiano nel 2014 sono stati uniti agli Uffizi i musei di Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli.

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