Adorazione dei pastori

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Pietro di Francesco degli Orioli

Adorazione dei pastori

Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Siena
Dettagli Opera

La tavola raffigura l’adorazione del Bambino da parte dei pastori. La scena si svolge all’aperto, sotto una tettoia in paglia sorretta da esili rami d’albero che permettono di vedere il paesaggio sullo sfondo con colline, qualche costruzione e le montagne azzurre verso l’orizzonte. La Vergine è inginocchiata, con le mani giunte in preghiera, in adorazione del Bambino, poggiato su una sella rovesciata e rivestita di paglia che fa da culla. Anche Giuseppe è inginocchiato e adorante.

Alle spalle di Maria e di Giuseppe due pastori, che sembrano affacciarsi nella scena, guardano il Bambino, uno con le mani incrociate sul petto, l’altro tenendole aperte e spalancando le braccia in segno di meraviglia. All’estrema destra, in secondo piano, vediamo la scena precedente, quando i due pastori sono ancora in viaggio verso la grotta e stanno accorrendo.

La composizione della tavola è ben calcolata e, giocando su linee diagonali, tende ad accentuare il movimento, come quello del Bambino, che sembra voler saltare dalla culla, e dei due pastori sullo sfondo, che camminano svelti e parlano animatamente. Il disegno, invece, è ben definito e le figure, seppur sottili – soprattutto l’esile Vergine – tendono ad essere platiche, grazie all’utilizzo della luce e del chiaroscuro, ad esempio nei volti dei due potenti pastori in adorazione.

Il soggetto non è nuovo nella breve attività pittorica di Pietro. Egli, infatti, aveva già dipinto lo stesso tema, ad esempio nell’ancona della chiesa di Sant’Agostino a Massa Marittima, dove ancora è ancora influenzato dal maestro Matteo di Giovanni e da Francesco di Giorgio nella resa più vivace e sottile delle figure, dei panneggi e anche negli atteggiamenti più variati. Nella nostra opera, invece, la composizione diventa più solenne e misurata con le figure che assumono espressioni più severe, eccetto forse per il sorriso accennato della Madonna, mentre i colori si fanno più chiaroscurati e profondi.

Dal 1807 al 1996 la tavola si trovava in Scozia, alla Kinnaird Collection, quindi è passata a Londra, alla Hazlitt Gooden Fox, dove è rimasta fino al 2006 quando è stata acquistata dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

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Dettagli Autore

Pietro di Francesco degli Orioli nacque a Siena nel 1458 e deve il soprannome “degli Orioli” al padre, che si occupava del funzionamento degli orologi pubblici di Siena e San Gimignano.

Si formò nella città natale con Matteo di Giovanni, che influenzò molto la sua opera, soprattutto quella giovanile tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta del secolo. Queste, infatti, hanno ancora composizioni e strutture più arcaiche, come ad esempio gli archetti gotici (Natività, Massa Marittima, chiesa di Sant’Agostino; Madonna con Bambino e santi, Buonconvento, Pieve dei santi Pietro e Paolo).

Anche la Madonna con Bambino e due angeli (Williamstown, Massachusetts, Sterling and Francine Clark Art Institute) e La consegna delle chiavi della città di Siena alla Madonna (tavoletta di Gabella, 1483, Siena, Archivio di Stato) sono legate alla pittura di Matteo.

Dagli anni Ottanta, però, la sua breve produzione artistica risentì anche delle opere ben più aggiornate di Domenico Ghirlandaio e Francesco di Giorgio Martini, con il quale collaborerà agli affreschi della cappella Bichi nella chiesa di Sant’Agostino a Siena (1490 circa).

Testimoniano questo aggiornamento la Sacra Famiglia con angeli (Traversetolo a Mamiano, Fondazione Magnani Rocca) e la Madonna con Bambino e i santi Onofrio e Bartolomeo (Siena, Pinacoteca Nazionale).

Risentono, inoltre, dell’influenza di Francesco di Giorgio e dei suoi studi architettonici e sulla prospettiva, che Pietro tradusse con effetti illusionisti e spaziali, anche l’affresco con la Lavanda dei piedi per il Battistero di Siena, del 1489, le Prospettive illusionistiche (1492 Siena, Palazzo Pubblico) e l’Incoronazione della Vergine di San Leonardo a San Casciano ai Bagni, del 1490 circa, dalla prospettiva rigorosa.

È inoltre probabile che tra il 1485 e il 1490 circa Pietro abbia soggiornato a Urbino, presso i Montefeltro, dove poté studiare gli esempi della pittura chiara e prospettica di Piero della Francesca.

Tornato a Siena, nel 1492 l’artista fu pagato per l’affresco di una architettura illusionistica (le già citate Prospettive illusionistiche) con arcatelle da dipingere nella sala dove si trova il ciclo di Ambrogio Lorenzetti con le Allegorie e gli Effetti del Buono e del Cattivo Governo. In quell’occasione Pietro restaurò il dipinto con integrazioni pittoriche.

Morì a Siena, probabilmente di peste, nel 1496.

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Dettagli Museo

La Fondazione Monte dei Paschi di Siena è stata costituita il 28 agosto 1995 con il conferimento dell’attività Bancaria e si configura come la banca più antica al mondo ancora operante. Ha sede nel Palazzo Sansedoni, che si affaccia su Piazza del Campo, e si impegna a svolgere attività filantropiche nei settori culturali, artistici ed ambientali.

La fondazione conserva e valorizza due collezioni: quella di Opere d’Arte e quella Malandrini di Fotografia Senese; entrambi i fondi sono completamente digitalizzati e consultabili on-line. La prima raccolta comprende oggi 57 pezzi che cercano di raccontare il panorama artistico senese che è stato disperso nel corso dei secoli. È stata istituita un’apposita commissione di studiosi e storici dell’arte volta ad individuare opere della scuola senese tra il XIII e il XVIII secolo. Tra queste, si ricordano di Segna di Bonaventura la Madonna col Bambino in trono, San Bartolomeo, Sant’Ansano e una donatrice, la Santa Lucia del Maestro dell’Osservanza, la Madonna col bambino e il San Giovannino del Brescianino, la Santa Cecilia di Ventura Salimbeni, il Compianto sul Cristo morto di Francesco Vanni, di Rutilio Manetti il San Girolamo penitente e la Sacra famiglia con Maddalena di Bernardino Mei.

La raccolta Malandrini è intitolata al suo fondatore, Ferruccio Malandrini, a sua volta fotografo, e viene istituita nel 1975. Raccoglie fotografie storiche e documentarie relative al suo territorio, risalenti al periodo tra il 1853 e il 1950. La collezione è raccolta in 135 unità. Le unità rappresentano la suddivisione del collezionista avvenuta per nuclei tematici, per provenienza, per caratteristiche tecniche e storiche, e contano in totale 11.389 esemplari.

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